Isola di Capraia

venerdì, 29.08.08

ASSOCIAZIONE PROPRIETARI DI CASA: FUORI DA OGNI POLEMICA

Riporto un post inviato da un lettore, per dare una risposta chiara a molte travisazioni che si fanno in merito all'Associazione Proprietari di casa di Capraia.

"Associazione Proprietari di Case di Capraia Isola: 156 soci, un terzo delle case di Capraia: leggo le attività o proposte: ma sono tutte rivolte a migliorare e a valorizzare il patrimonio edilizio ( pannelli fotovoltaici ) , a migliorare ad incrementare il turismo ( agevolando le discese a mare ed eventualmente - questo lo dico io - a rimpascere le cale di sabbia, ove non era mai stata vista ; ma quanti turisti prevede di accogliere? 5mila, 10mila, 15mila?), a stringere alleanze con la Confedilizia, benemerita organizzazione di costruttori notoriamente amanti della natura e delle coste solitarie e dirupate dell'Isola! Ma cosa ha proposto, questa organizzazione, per il BENE dell'Isola? Forse una campagna per il risanamento del laghetto, con intervento di suoi volontari? forse monitorare le acque per la protezione della posidonia di Portovecchio, minacciata pesantemente dagli allevamenti di pesce ? Forse richiedendo il controllo delle attività di pesca , anche sui cosiddetti dilettanti, che poi tanto dilettanti non sono, visto che il pesce lo rivendono ed anche a caro prezzo, infischiandosene dei limiti di cattura imposti dalla legge? Forse intervenire con pressioni sul parco per limitare il numero di muflòoni? Forse pressando il Comune affinchè il suo vigile elevi multe a chi, anche turista, si lava nel porto con saponi, spreca l'acqua potabile , lasciando aperte le manichette, orina e defeca all'aperto in mezzo ai cespugli vicino al porto? Forse insistendo col Comune per far bonificare l'area del porto del Sig. (sic!) Mazzei, elegantissimo biglietto da visita dell'Isola per chi ci viene la prima volta? Forse assicurandosi che tutti i suoi associati che ( aimè!) affittano camere o case, le consegnino in perfette condizioni di pulizia e di arredo , ( ed a norma di impianto elettrico) ai malcapitati clienti?"

Caro Amico, Le rispondo da Presidente dell'Associazione che Lei cita, nonchè da ideatore e fondatore della stessa.

Lei fa una polemica strana, probabilmente non conoscendo nè gli scopi statutari dell'Associazione, nè i suoi ambiti di azione e provvedo dunque a chiarirli a Lei ed a chi questo possa interessare.

L'Associazione nasce per dare tutela al patrimonio edilizio unico dell'Isola di Capraia, con ciò intendendo l'esatto contrario di quanto Lei afferma, ovvero di proteggere un centro abitato bellissimo da deturpazioni o speculazioni edilizie non consone rispetto al carattere unico che Capraia possiede. Essa non è una organizzazione turistica, indi non vuole accogliere nessun numero di turisti, compito spettante, direi, al Comune ed alle sue scelte in tema di politica turistica e di accoglienza. L'Associazione rileva problemi legati alla "vivibilità" dell'isola e l'iniziativa sulle discese a mare è volta a proporre una soluzione adeguata per questo che è - volere o volare - un problema di vivibilità. Altro non potrà essa fare che proporre, non avendo alcun potere decisionale in merito ad iniziative che riguardano, ancora, il Comune.

L'Associazione non "stringe alleanze", non è uno Stato in guerra, caro Amico. L'affiliazione ad una associazione di categoria come Confedilizia garantisce ai soci una serie di servizi utili come le consultazioni catastali o assistenza tecnica o legale su problemi fiscali, tecnici ed amministrativi legati alla propria casa.

L'Associazione non è e non può essere un organo di controllo e di sanzione dello Stato, lei si sbaglia. Per il controllo della pesca, professionale o sportiva c'è la Guardia Costiera, nonchè l'Ente Parco. Che c'entriamo noi?

Per i progetti di pulizia del Laghetto, che se vi fossero appoggeremmo con ogni forza, o di limitazione dei mufloni o per il monitoraggio delle posidonie di Portovecchio,esiste una Comunità Montana, una ARPAT, un Ente del Parco Nazionale dell'Arcipelago, tutti organi che Lei finanzia con le sue tasse e che sono demandati a progettare ed eseguire questo tipo di interventi. Mi spiega come dovremmo intervenire noi su competenze dello Stato? Siamo una Associazione di cittadini, mica un organo elettivo dello Stato che riscuote risorse pubbliche e che le stesse impiega in progetti volti a favore del territorio.

Accogliendo un'anima ecologista che alberga nella nostra Associazione ( e come non potrebbe esserci, considerando noi il Parco una risorsa - malfunzionante ma ancora tale-?) stiamo portando avanti un progetto di fotovoltaico ad integrazione del progetto regionale Isola Verde che prevede per Capraia l'autosufficienza energetica ad emissioni zero. C'è in questo qualcosa di sbagliato o che stride con Capraia? Noi crediamo invece che questo progetto sia qualificante per l'isola intera. Pensi: essere la prima isola europea energeticamente autosufficiente senza inquinare e per di più Parco Nazionale e Parco Marino Europeo! Cosa staremmo sbagliando in questo, secondo Lei?

Insomma, caro Amico: ad ognuno le proprie competenze. La nostra Associazione, fondata a tutela dell'isola nel suo insieme, del suo patrimonio architettonico e dei propri soci, non può in alcun modo sostituirsi ad enti Statali che hanno una competenza specifica su quello che Lei dice. Può stimolarli, come facciamo; può progettare e proporre, come facciamo; può essere loro interlocutore, come siamo. Ma non decidere al posto d'altri che a tali decisioni sono chiamati da leggi dello Stato, mi scusi.

Inoltre credo che Lei conosca molto superficialmente la nostra attività: per Capraia ci adoperiamo in mille modi non eclatanti ma estremamente produttivi. Stiamo compiendo a nostre spese la prima ed unica catalogazione di tutti i beni storici, artistici ed archeologici di Capraia, un' opera che neppure la Sopraintendenza alle belle arti ha mai compiuto ( ed avrebbe dovuto ), abbiamo pubblicato un piccolo depliant rivolto ai visitatori proprio per consigliargli comportamenti non degradanti, inclusi quelli sulla pesca che Lei cita. Siamo intervenuti con il Comune in confutazione di alcune sue scelte edilizie o di varianti, abbiamo proposto alle istituzioni il progetto del recupero di Sant'Antonio come possibile centro museale e sudi del Parco dell'Arcipelago. Insomma tutte cose che, ritengo, siano fatte in favore dell'Isola e di nessun altro.

Non ci confonda con un partito politico, nè con un ente per il turismo, nè con un organo statale. La nostra è una Associazione no profit rivolta proprio alla tutela di quanto Lei vuol far trasparire dalle righe del suo intervento.

Quanto agli appartamenti che alcuni soci forse affittano ( ma non mi risulta questo dato così come Lei lo pone ), Lei non può rendere una Associazione responsabile degli atti che il singolo intraprende personalmente. Ma in quale mondo accade, questo?

Quindi, Caro signore, spero di aver ben chiarito la posizione dell'Associazione Proprietari di casa dell'Isola di Capraia ( www.proprietaricasacapraia.it ), le sue funzioni e parte dei suoi scopi.

La ringrazio per avermene offerto l'opportunità e Le faccio i miei più cari saluti.

Il Presidente

Lorenzo Renzi

Autore: sottovento Categoria: Discussioni serie. Ore: 19:44 Commenti: 3

domenica, 20.07.08

LA NOSTRA PERSONALE MALATTIA INVALIDANTE

Immaginiamo Tamara, una ragazza di venticinque anni, bella, alta, in salute, sportiva, allegra e dal seno procace. Ha un carattere gioviale, un fisico sportivo, nessun disturbo ed una vita sociale intensa. Poi un giorno si ammala. La sua malattia fa capo ad un progressivo ed inesorabile restringimento della bocca dello stomaco. Mangia sempre meno, sempre meno nutrienti arrivano al suo organismo, spesso ciò che cerca di buttar giù viene rifiutato e torna di nuovo all'esterno. Il suo fisico si debilita pian piano, la pelle si avvizzisce, i suoi organi interni fanno sempre peggio il loro lavoro. Il carattere allegro diviene sempre più introverso ed intristito. Meno mangia, più deperisce. Tamara, un giorno, muore. Di stenti, di mancato apporto nutrizionale a causa di una malattia talmente invalidante da portarla all'esaurimento totale fisico e psichico. L'Isola di Capraia sembra, oggi, un po' Tamara. La sua malattia, quella che causa uno scorretto apporto nutrizionale ed un progressivo deperimento delle sue risorse si chiama Toremar. Toremar è una malattia subdola ma costante, un restringimento dello stomaco di Capraia che si manifesta con più sintomi visti e rivisti nel corso degli anni ma sempre più frequenti via via che passa il tempo: ritardi così costanti da essere considerati fisiologici, un numero di corse saltate altissimo durante ogni anno, disservizi, biglietterie internet inesistenti, una rete di agenzie di vendita quasi nulla, una competitività pari a zero, navi fatiscenti, servizi a bordo inesistenti, orari che paiono usciti dall'elaborazione del primo dei ricoverati di San Salvi. E, soprattutto, con prezzi che sono fuori dal mondo e da ogni grazia divina: due persone con auto a seguito che partono e tornano di sabato spendono il doppio che per andare in Sardegna! E' così che Toremar scoraggia il turismo di Capraia, è così che mortifica chi vi possiede una casa di vacanza, è così che bastona le aspettative di chi vi risiede: con l'incertezza costante di sapere se partirà o no, se tornerà o no, se sarà possibile coniugare una vacanza coi propri impegni di lavoro. Con la sicurezza di spendere un capitale in trasferimenti in un momento di magra congiuntura economica. Con la costante disorganizzazione delle proprie strutture di terra e di bordo, con un disservizio che non farebbe onore neppure all'ultima compagnia di navigazione della Costa d'Avorio. Le ragioni sono tante: principalmente Toremar appartiene a Tirrenia, compagnia interamente statalizzata e che vive in sostanza delle tasse dei cittadini versate come finanziamenti pubblici. Per questo non ha alcuna voglia di mettersi in competizione, di migliorarsi. La sua posizione di unico gestore della tratta fa sì che non abbia neppure nessuno con cui competere. I suoi marinai prendono stipendi pieni ma lavorano 15 giorni al mese: la tratta di due ore e mezzo per Capraia viene considerato lavoro "usurante". La sua dirigenza non ha neppure lo stimolo a prevedere rotte ed orari competitivi o servizi degni di questo nome. I suoi Comandanti ( o almeno quelli che navigano le acque di Capraia ) sono individui scarsamente capaci di assumere decisioni in favore del trasporto corretto e del servizio da svolgere. Preferiscono non assumersi nessuna responsabilità, secondo il sano principio del "chi non fa non falla". Grecale? Non si parte. Libeccio? Non si parte. E' bello ma le previsioni sono così così? Non si parte. Ed il malato Capraia è sempre più grave. Un giorno Toremar compra un mezzo veloce, lo battezza "Isola di capraia" in previsione di inserirlo su questa rotta, ma l'attracco non è l'ideale. Aspettate, gli viene detto: il porto commerciale è questione di poco. Oggi il porto ed il nuovo attracco è in fase di completamento, potrebbe ospitare un mezzo veloce ma l'"isola di Capraia" è stato già rivenduto ad un altra compagnia. Da pazzi, da manicomio. Da chiedersi chi è il genio che magari prende anche uno stipendio statale fantasmagorico per queste geniali pensate. Il Ministero dei trasporti pensa di mollare la Toremar, di "regionalizzarla" con l'apporto di ossigeno dato da qualche privato ma, udite udite, neppure la Regione Toscana si vuole accollare questa sine cura e respinge l'offerta al mittente. La Toremar per Capraia è una malattia invalidante mortale, un morbo dal quale è necessario liberarsi in tempi brevissimi poichè il malato è già in fase terminale e deve nutrirsi. Di passeggeri, di sicurezze, di servizio affidabile. Di una compagnia di trasporti degna di questo nome. La medicina giusta, anche se somministrata in gravissimo ritardo - e qui i medici dovrebbero assumersi ciascuno la propria responsabilità per come hanno sottovalutato per anni questa malattia - potrebbe essere il nuovo porto commerciale, un porto che permetta di contattare altre compagnie private - PRIVATE ! - che decidano di dare un servizio decente all'Isola, di ricominciare a nutrirla di quel cibo che è prezioso: la sicurezza di un servizio di navigazione che rispetti orari, tariffe e passeggeri. E se per ottenere questo sarà necessario fare qualche sacrificio durante l'inverno, bè, lo dico senza nessuna remora: che questo sacrificio sia fatto. Meglio così che una lenta, visibile, inesorabile morte per inedia.
Autore: sottovento Categoria: Discussioni serie. Ore: 03:14 Commenti: 7

domenica, 24.02.08

PERCHE' PARLARE SEMPRE DI TURISMO ?

Ciao a tutti.

Prendo spunto da uno di Voi che mi scrive un commento di questo tenore:

"Turisti, sempre Turisti! Ma hai mai pensato che ci sono persone (tante) che dei turisti non gliene impotrta nulla, anzi li vorrebbe eliminare dall'Isola, e l'inverno e la cosiddetta bassa stagione sono così belli e vivibili perchè i turisti non ci sono , o quelli che ci sono sono così discreti che quasi non si vedono? Tu parli perchè con i turisti ci campi , ma alle tante suddette persone dei turisti non gliene importa proprio nulla. I cosiddetti Capraiesi ( ci sei anche te) sono una torma ingorda di gente raccogliticcia da un po' tutte le regioni d'Italia ( ed ora incominciano a farsi vedere anche quelli extracomunitari o recentissimi comunitari ) che considera il turismo come Enzino & C. considera i pesci: creature da catturare indiscriminatamente ( a proposito,lo sapete che la pesca del pescespada è proibita per legge nei mesi invernali?) , o da allevare ingozzandoli di porcherie ed antibiotici per farli ingrassare, fregandosene dei veri interessi dell'Isola cioè , lui, del suo mare,della posidonia ( per legge pianta protetta) ormai morta in tante zone del Porto Vecchio.. (segue) "

Lo spunto è intelligente e pone un problema: perchè parlare sempre di turisti e turismo, visto che pare che a qualcuno l'isola piace proprio perchè "deserta"?

Il tono dell'intervento è chiaro. il patrimonio di Capraia è altro dal turismo ed è rappresentato da risorse naturali che non devono essere sacrificate all'interesse commerciale. Coloro che sono "cosiddetti capraiesi" trattano Capraia alla sorta di un limone da spremere, mentre l'Isola ha altri e più importanti patrimoni da salvaguardare.

Ora, lo faccio sia da "cosiddetto capraiese" che da persona che sull'isola lavora e proprio con il turismo, io vorrei chiarire a tutti il perchè di questo mio pallino di parlarne continuamente. E' molto semplice, comprensibile da tutti. Partiamo da alcuni punti fermi. Capraia non possiede giacimenti petroliferi, nè miniere di carbone, nè di rame. Non ha industrie. non produce nè trasforma nulla. Non ha risorse agricole. Non c'è allevamento. Non vi sono risorse collegate al terziario avanzato. E con questo abbiamo esaurito la catalogazione dei campi generici con i quali l'intera umanità deve confrontarsi per sopravvivere. Chiaro? Dato di fatto: Capraia non ha alcuna risorsa economica. E come poterbbe sopravvivere un'Isola ( a meno di volerne fare un'oasi naturale di preservazione, deserta e fine a se stessa ) che invece offra anche a chi come lo scrittore del commento citato ama recarvisi nel fuori stagione per vedere le sue bellezze naturali? Lo scrittore in questione, chi lo porta sull'isola? Chi lo ospita? come fa a fare la spesa? Chi lo cura se si sente male? Dove mangia? Chi smaltisce i suoi rifiuti, organici e non? Chi gli fornisce l'acqua o la luce in casa?

In soldoni: senza una piccola e necessaria comunità di supporto presente sul territorio ( i "cosiddetti capraiesi"?), neppure l'amico citato avrebbe la possibilità di venirsi a godere il fuori stagione senza gli odiati "turisti" ( ma lui chi è, un marangone o un turista anche egli?).

Corollario: perchè vi sia una comunità presente, debbono esistere delle risorse che consentano a tale comunità di sopravvivere. E tali risorse, vista la disamina fatta, non possono che essere legate al turismo.

E guardate bene: col turismo non campa solo il sottoscritto che fa l'albergatore o un negozio di abbigliamento piuttosto che un ristorante: campa anche chi fa la stagione al ristorante, il negozio che vende al ristorante e chi fa le pulizie al ristorante. Chi ristruttura il ristorante, chi gli fornisce un impianto elettrico, idraulico, fognario. Chi gli lava la biancheria, chi trasporta le cose. Tutto ciò si chiama "indotto" ed a Capraia, fatti salvi i Carabinieri e la Parrocchia, tutto è legato al turismo, se non come risorsa primaria, senz'altro come indotto. Il Comune stesso, che deve poi distribuire servizi ( dalla raccolta dei rifiuti alla sanità in giù ) campa solo perchè vi è gente sull'isola dalla quale riscuotere poche ma vitali tasse: ICI, RSU, suoli pubblici. Se non vi fosse nessuno manco il comune avrebbe mille e non potrebbe pagare i servizi. La USL non potrebbe giustificare una presenza medica fissa, così come le Poste Italiane o la Banca. la Toremar poi, fa storie adesso che c'è gente e non vedrebbe l'ora di sopprimere la corsa per capraia. Chi la paga una nave per trasportare due gatti, l'amico che ha scritto l'intervento di cui sopra?

Insomma, sostenere che "uffa, turisti, sempre turisti" pare se non del tutto insensato, quantomeno superficiale.

Che si ponga un problema di "qualità del turismo", questo è innegabile. Che l'ente preposto a pianificare il territorio, cioè il Comune, non abbia mai - dicesi mai, leggesi MAI - preso in esame un piano turistico mirato a sfruttare i cardini delle bellezze naturali di quest'Isola per creare un flusso turistico "ad hoc", è altro paio di maniche. Che oggi a Capraia il turista arriva per caso e dunque appartiene a mille tipologie diverse, anche non consone, anche che saranno deluse da quel che trovano, anche dannose per l'Isola, è altra questione.

Ma senza presenza turistica, l'Isola di Capraia chiude bottega. Anche per l'amico che i turisti ce li ha sulle palle.

Questa è la ragione per cui parlo costantemente di turismo, di come dovrebbe essere, di come lo vorremmo. Ne parlo perchè la sopravvivenza di Capraia è legata unicamente a questo, senza illusioni, senza bugie. Nessuno dica il contrario: il bidello della scuola lavora a scuola perchè ci sono bambini di una comunità. Ma la comunità c'è perchè trae le sue risorse dal turismo. Senza turismo niente comunità, niente bambini, niente scuole, niente bidello. Anche un bidello di scuola qui è legato a doppio filo alle visite di coloro che ci omaggiano di una vacanza sul nostro scoglio.

Eppure, l'amico che mi scrive, Capraia la conosce bene: sa cosa faccio, sa chi è Enzino, conosce le normative sulla pesca del pescespada e definisce i "cosiddetti capraiesi" una "torma raccogliticcia" di gente d'ogni dove.

Ma lo capisce forse che senza di essi anche a lui sarebbe negato il privilegio di venire su quest'Isola? Non c'è bisogno di essere titolari di cattedra di macroeconomia alla Bocconi per rendersi conto che un luogo per sopravvivere deve averne i mezzi e che questi ultimi non piovono dal cielo ma sono procurati dagli uomini che imprendono. E che l'unica impresa, a capraia, è il turismo.

Mi piacerebbe cogliere le opinioni di tutti, in proposito. E' ovvio che l'argomento presenta mille sfaccettature e centinaia di interpretazioni, ma scrivetele. Fatele conoscere a tutti. L'opinione di ciascuno è importante per tutti gli altri.

Ciao.

Autore: sottovento Categoria: Discussioni serie. Ore: 01:07 Commenta

sabato, 09.02.08

APPELLO A THOMAS MOORE

Caro Thomas

Il tuo post è arrivato spezzettato in più parti e sono andate tutte perdute tranne la prima ( colpa mia, che aggeggio con il pc piuttosto alla carlona...), ma siccome mi sembrava un ottimo spunto di discussione, ti prego sentitamente di riinviarmelo, così da poter partire da esso per parlarne. Grazie, a presto, spero.

Autore: sottovento Categoria: Discussioni serie. Ore: 02:01 Commenta

venerdì, 12.01.07

Un BLOG che offra reali spunti di pensiero.

Una comunità, per chiamarsi tale, parte da presupposti e punti di aggregazione e di comune sentire che appartengano un po' a tutti coloro che ne fanno parte. Per punti di aggregazione vogliamo intendere gli strumenti materiali che portano più persone a sviluppare insieme quelli che sono i propri interessi specifici quali possono essere una parrocchia, un circolo, un teatro, una associazione, insomma una attività culturale, ludica, spirituale o sportiva o d'altro genere che aggreghi persone dello stesso luogo e che esplichi la propria funzione in base ad un interesse comune di chi ne fa parte. L'insieme di queste attività insistenti sullo stesso territorio sono i pilastri portanti di ciò che può essere chiamato "comunità", cosa ancor più vera per i piccoli paesi e Capraia pare inquadrare

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Autore: sottovento Categoria: Discussioni serie. Ore: 18:40 Commenti: 8