Isola di Capraia
giovedì, 12.02.09
UNA FORTUNA SFACCIATA !
Meglio di un terno secco sulla ruota di Napoli. Meglio di un sei al superenalotto.
A cosa mi riferisco? Alla sentenza che, finalmente, dopo 17 anni restituisce a Capraia i territori dell'ex colonia penale sotto forma di bene collettivo. Era l'ora. Chiariamo cos'è un bene collettivo: è un bene che appartiene a tutti i cittadini residenti in quel luogo e come tale non può essere alienato. D'altra parte può essere affittato, dato in concessione etc. Unico vincolo: le risorse che ne derivano vanno reimpiegate su quel territorio.
Dove sta la fortuna e per chi, chiedete voi?
Ma che diamine. La fortuna è di Capraia, ma in special modo del suo Comune, che teoricamente è l'organo demandato alla gestione di quei beni.
Avere a disposizione - finalmente - il patrimonio vuol dire poter programmare. decidere cosa verrà qui e cosa verrà là. Finalmente il comune potrà decidere cosa fare di quei territori, fabbricati, strade, terreni.
Tutto qua, dite voi?
No, no. Una volta programmato il Comune potrà dare i vari lotti in concessione a privati che li sfrutteranno, diciamo, per un lasso di tempo di 25 anni.
Traduzione: Per 25 anni il Comune di Capraia potrà contare su una entrata annua fissa e certa per un 25 ennio, potendosi permettere di spendere tanti, tanti, tanti soldini dei quali oggi lamenta l'assenza.
Traduzione successiva: Capraia avrà la possibilità reale di vedere sviluppare, mantenere e promuovere un patrimonio unico. Lo si farà grazie ai dindi che, ogni anno, inesorabilmente, pioveranno sul comune numerosi e che dovrano essere reinvestiti sul territorio.
Gaudeamus, igitur!
C'è anche un'altro aspetto da tener presente, e vogliamo suggerirlo ai più sgamati di questa amministrazione, posto che ve ne sia un paio ma non sono certo comunque lo faccio ugualmente.
L'avere una rendita certa, buona e per tempo indefinito permette di andare presso qualunque istituto di credito a battere cassa. Una cassa sostanziosa, intendo.
Ed ecco che, come per magia, si potrebbe pensare anche ad una società mista pubblico/privato che acquisti una bella nave di linea e la faccia lavorare con base Capraia.
Capraia/ Livorno, Capraia/ Portoferraio, Capraia/ Bastia ....
Pensa che bello. No more Toremar per tutti gli anni a venire...
Di pr ogetti ne possono essere sviluppati tantissimi. Ambiziosissimi.
coi neuroni giusti.
Ecco perchè questa sentenza è meglio, molto meglio del Superenalotto.
venerdì, 07.11.08
LIBERTA' DI ESPRESSIONE!
Riporto integralmente l'articolo di un lettore a proposito della maricoltura, un argomento che anche secondo me andrebbe approfondito un po' di più. Voglio precisare che su questo blog hanno albergato tutti i commenti mai inviati, qualunque opinione sostenessero. I commenti da me a volte cancellati sono unicamente quelli recanti gratuite e sgarbate offese personali che ritengo non meritevoli di pubblicazione.
E dunque:
" Caro S. e Presidente, permettimi di ricordarti le belle e nobili parole che hai scritto quando hai presentato questo Blog: "... Questo Blog avrà l'onore e la modestia di pubblicare proteste ed elogi, mozioni e smentite, pareri diversi e diverse campane... con un unico fine... offrire a tutti noi Capraiesi la possibilità di essere realmente informati su fatti che riguardano la nostra Comunità... Chi è informato può autonomamente costruirsi un'opinione su ciò che lo riguarda, sul futuro della propria Isola... dei suoi figli e della propria Comunità...." Bene!! dimostra che le tue parole non sono solo il frutto di un esercizio linguistico, ma anche di una reale convinzione! Te ne do l'opportunità : non cancellare, come hai fatto con altri commenti non graditi, questo articolo pubblicato da Marevivo, Associazione che vanta fra i suoi membri di spicco anche qualcuno che ha casa sull'Isola ma che non si è mai espresso pubblicamente sull'argomento che tratta l'articolo.
REGOLARE L'ACQUACOLTURA
Gli impianti di allevamento intensivo di pesci in gabbie galleggianti necessitano di interventi quali la somministrazione di cibo, la protezione da malattie ed il loro confinamento per la protezione dai predatori. Oggi queste forme di allevamento consentono di ottenere ottime rese in spazi molto ristretti come quelli delle vasche galleggianti. Ottimi risultati sono raggiunti fornendo ai pesci una dieta regolare, incrementata da additivi chimici ( i nutrienti ) e da ingenti quantità di antibiotici, per la profilassi e la cura di malattie batteriche. Sia i nutrienti che gli antibiotici passano all'ambiente esterno o con il cibo non utilizzato o con le deiezioni. I nuutrienti residui, quali azoto e fosforo, causano problemi di eutrofizzazione ed inquinamento e gli antibiotici, causando l'accumulo negli organismi e la distribuzione nella catena alimentare, provocano un progressivio aumento dei ceppi patogeni resistenti, con grave rischio anche per la salute umana. Pertanto le attività di acquacoltura comportano un continuo rilascio in mare di elevate quantità di farmaci , nutrienti e deiezioni che contaminano le acque circostanti. Il potenziale impatto può riguardare la massa d'acqua, il sedimento, le comunità naturali, l'uso dell'acqua per la balneazione ed il paesaggio. Appare evidente che l'allevamenti ittico necessiti di specifiche metodiche di gestione che rispettino la qualità delle risorse naturali sfruttate. Pertanto, sia per gli impianti già in uso che quelli di futura realizzazione, devono essere rispettate le seguenti prescrizioni: - Localizzare gli impianti in mare aperto, a opportuna distanza dalla costa, tenendo in debita considerazione l'andamento ed il flusso delle correnti - Localizzare gli impianti in zone di mare distanti da centri balneari e/o di elevata frequentazione turistica.
venerdì, 18.07.08
UN ATTO DI CORAGGIO.
Mi parla l'amico Sauro di una cosa che avevo già orecchiato: il fatto che l'impresa che sta eseguendo i lavori del porto si sarebbe resa disponibile, gratuitamente, a spianare cala della Mortola ed eventualmente anche Portovecchio ( per spianare intendo livellare il terreno verso il mare, così che possa naturalmente ritornare la spiaggia com'era e come è sempre stato ) e che il Comune abbia rigettato questa possibilità perchè non "sarebbe ancora a posto con i permessi del Parco".
Caro Sindaco. Capraia geme, da questo punto di vista. Serve un'atto di coraggio, serve che chi deve recepire questo favore faccia un piccolo atto di coraggio, rischi sul proprio, metta in gioco la propria pelle. Non va in galera chi sgozza i figli, in questo benedetto paese, vuoi che arrestino proprio te per aver smosso due sassi? Tutta Capraia, io per primo, manifesterebbe sotto il tribunale che volesse giudicarti ( ma quale giudizio? qui archiviano anche gli stupri...). Tutta Capraia, io per primo, pagherebbe la tua difesa coi migliori avvocati su piazza. Tutta Capraia, io per primo, sosterrebbe la tua causa sui media, sui giornali, bloccando autostrade e quello che servirebbe.
Fatti coraggio, Sindaco. Approfitta di questa opportunità, regala di nuovo e gratuitamente due spiagge a Capraia, alla tua Isola, ai tuoi turisti ai tuoi cittadini ed ai loro figli. Di' a quei pontoni che livellino i sassi delle due calette. E' una occasione unica. Non si ripeterà e se un giorno volessi procedere in questo senso, dovresti scontrarti anche con la sonora spesa da accollare ad un magro bilancio, o sperare in un progetto finanziato, forse nel 2300.
Rischia, Sindaco. Questa è l'occasione per far sì che tutti apprezzino il tuo operato, perchè è con questi atti d'autorità che riscuoteresti le simpatie di Capraia, la mia, per quello che vale, per prima.
Non perdere questa occasione, te ne prego. Le conseguenze di un tale atto, nel panorama giuridico italiano e vieppiù nella torbida e inconcludente procura di Livorno, sono pressochè nulle. Un avviso di garanzia, oggi, non lo si nega a nessuno. Ma le sue conseguenze sono talmente flebili rispetto al beneficio che l'Isola ne trarrebbe da importi quasi una scelta obbligata.
Come nel calcio, facci sognare. Abbi coraggio. Saremo tutti con te.
domenica, 02.09.07
La rinascita di un Isola attraverso la politica dei piccoli passi.
Siamo alle solite. Ogni volta che inserisco un post pare che lo faccia in maniera critica e "contro" qualcuno. Ed invece la funzione di questo blog è proprio quella di stimolare una discussione attorno a problemi che nessuno si inventa, ma che sono ben presenti e palpabili e dei quali è dunque giusto e lecito parlare. Facciamo l'esempio della stagione turistica che volge al termine, quella 2007. Non siamo ancora in grado di sapere se il flusso turistico sia aumentato o diminuito ma abbiamo ascoltato tutti per sei mesi i commenti di chi è venuto in vacanza sull'Isola, e, manco a farlo apposta, le "lamentele" espresse sono sempre le stesse da anni: difficoltà nell'accedere al mare, nessun servizio igienico pubblico in paese, cassonetti della spazzatura in bella vista, incuria del verde e degli arredi pubblici, sentieri nell'interno senza un punto di sosta, rumore generato dai cantieri ad orari impossibili e via discorrendo di questi particolari che a ben vedere non intaccano il carattere generale della nostra Capraia che come luogo resta sempre apprezzato per la sua magia ed il suo mare, ma si soffermano su alcuni particolari che ognuno di noi si aspetterebbe di trovare diversi, diversamente organizzati come in ogni altro luogo turistico non del nostro paese, ma del globo intero.
La rivitalizzazione di una economia turistica passa, prima di tutto, attraverso questi particolari prima che dai grandi progetti. Perchè è inutile, o quantomeno inadeguato alle aspettative del turista, progettare grandi soluzioni sui territori appartenuti alla Colonia Penale - che ad ogni buon conto hanno bisogno di lustri interi per compiersi - tralasciando intanto la pulizia dei cassonetti dell'immondizia che col caldo provvedono a maleodorare zone intere del centro abitato. E' comico parlare di un complesso residenziale al Sant'Antonio quando chi già è presente sull'isola non sa dove andare a farsi un tuffo.
La rinascita turistica - ma anche abitativa per chi vi risiede - passa dunque, prima di tutto attraverso la politica dei piccoli passi, quella che mira a correggere, con poca spesa e molta buona volontà, quelle storture di particolari che tanto sono insignificanti nella loro singolarità, ma che tanto danno noia presi tutti assieme. Perchè non far rispettare una ordinanza sugli orari dei cantieri che esiste e prevede orari di lavoro rispettosi del riposo di chi viene in vacanza? Perchè non incaricare qualcuno - ve ne sarebero, di candidati - alla cura e manutenzione del verde e degli arredi pubblici? Perchè non occultare decorosamente i cassonetti in luoghi comodi ma appartati invece che lasciarli in bella vista nel mezzo della via ( se non addirittura del porto, come quelli accanto al piazzale del bus )? E perchè non prevederne il lavaggio almeno una volta la settimana in estate? Perchè non creare in paese ( dietro la chiesa, verso i campi sportivi ) un piccolo ma funzionale bagno pubblico?
Insomma, piccole cose, piccole spese, piccole idee. Che tutte assieme restituirebbero un decoro ed un'immagine che Capraia sta perdendo anno dopo anno, con la testa sui grandi progetti e gli occhi lontano dalla realtà.
Un esempio chiarificatore di quello che voglio dire, altrimenti passo per il solito visionario, valga per tutti: fate finta di essere un turista che per la prima volta scende dal traghetto a Capraia e si guarda intorno. In meno di 50 metri vede 11 ( undici! ) pali di ferro di due metri e mezzo che reggono undici ( 11 ! ) cartelli di divieto. Segue una bella fila di cassonetti dell'immondizia appena puzzolenti in bella vista sopra i quali campeggia un enorme cartello con la gigantesca scritta "Capraia Isola" ( che è ben utile, perchè qualcuno poteva pensare di essere sbarcato a Monsummano Terme, ma così sa bene dov'è ). A seguire, prima di una fila di belle casine colorate e negozietti, una catenella oltre la quale albergano da due anni i resti del cantiere delle casine colorate, con mucchi di terra, sassi, pezzi di legno e pattume vario. Sulla sinistra un bel piazzale in terra e sassi che quando piove diventa un pantano di melma.
Ecco, in un pomeriggio e senza spesa alcuna se non il costo orario di un operaio, questo allucinante primo impatto potrebbe essere risolto, eliminando i cartelli, spostando i cassonetti e facendo pulire a chi di dovere i residui di un cantiere chiuso ormai da due anni.
Piccoli passi. Grande decoro.
Sbaglio di grosso?
domenica, 08.04.07
Quale preveggenza....
Non molto tempo fa scrivevamo un commento dal titolo " a settembre, a settembre...", a voler indicare come la cronica abitudine di rimandare qualunque iniziativa a quel mese indichi quasi la voglia di non fare le cose procurando un danno permanente alla nostra comunità.
Eravamo di nuovo preveggenti: il porto commerciale ( la cui realizzazione viene rimandata a settembre da più di quindici anni ) pareva avviato verso la realizzazione definitiva quando i lavori sono stati appaltati a fine 2006. Poi i lavori sono stati rimandati a gennaio 2007, poi a febbraio, poi a marzo quando sono venuti alcuni tecnici a fare carotaggi del fondo ed esami con telecamere subacquee ( ed intanto qualcuno incassa...) per poi decretare definitivamente che i lavori inizieranno a fine estate. Cioè?
A settembre, naturalmente. Salvo nuovi rinvii...
mercoledì, 03.01.07
A settembre, a settembre....
Personalmente mi accade che quando qualcuno mi dice "non ti preoccupare", è la volta invece che inizio a preoccuparmi davvero. Ma non solo. Va ancora peggio quando qualcuno mi dice che a Capraia qualcosa inizierà "a settembre". Ecco, allora la mia preoccupazione è tale che mi capita di pensare che quel settembre manchi sempre di un anno preciso di riferimento, come se fosse una data astratta sospesa nell'etere e che quanto debba realizzarsi "a settembre" non abbia a realizzarsi mai. Quando i lavori del molo d'attracco? A settmbre. E della sala ipogea? A settembre. Per la Marina di Capraia ho cominciato a sentire che si faceva "a settembre" già nel 1994 e c'è voluto qualche autunno. Ma perché i lavori non li facciamo iniziare a maggio, che so o a giugno? Magari la primavera favorisce più della stagione delle foglie secche. E se qualcuno chiede quando smetteremo di credere alle favole e la risposta pare ovvia: a settembre, naturalmente.



